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2015/2016 ABBONAMENTO TEATRO

ABBONAMENTO AL PICCOLO MILANO – STAGIONE 2015-2016

Il programma dei sei sabato sera che passemo insieme:

1​ SABATO – 26 settembre 2015 – TEATRO GRASSI – ​
​IL REGISTRO DEI PECCATI di Moni Ovadia

2 SABATO – 21 novembre 2015 – TEATRO STREHLER –
​ NON TI PAGO di Eduardo de Filippo – Regia di Luca de Filippo –
​ Con Luca de Filippo e Carolina Rosi

3​ SABATO – 23 gennaio 2016 – – TEATRO STREHLER –
​MOLIERE: LA RECITA DI VERSAILLES – novità di Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari
​regia Giampiero Solari – Con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Emanuele Dell’Aquila, Alex ​Orciani, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo ​Grossi – canzoni originali Gianmaria Testa – musiche eseguite dal vivo da I Virtuosi del Carso

4​ SABATO – 27 febbraio 2016 – TEATRO STREHLER –
​ 7 MINUTI – di Stefano Massini – Uno spettacolo di Alessandro Gassmann –
​ con Ottavia Piccolo e Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Olga ​Rossi, Balkissa Maiga, Stefania Ugomari ​ Di Blas, Cecilia Di Giuli, Eleonora Bolla, Vittoria Corallo, Arianna Ancarani, Giulia Zeetti

5​ SABATO – 9 aprile 2016 – TEATRO GRASSI -
​SANGHENAPULE –​Vita straordinaria di​San Gennaro – testo di Roberto Saviano
​drammaturgia Roberto Saviano e Mimmo Borrelli – regia Mimmo Borrelli
​con Roberto Saviano e Mimmo Borrelli – musiche di Mauro Pagani, eseguite dal vivo

6 ​SABATO – 14 maggio 2016 – TEATRO STREHLER – L’OPERA DA TRE SOLDI
di Bertolt Brecht e Kurt Weill – regia Damiano Michieletto
con Rossy de Palma, Margherita Di Rauso, Marco Foschi, Sergio Leone, Stella Piccioni, Maria Roveran, Peppe Servillo e l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da Giuseppe Grazioli

QUOTA ABBONAMENTO (compreso viaggio)
​INTERO €​150
RIDOTTO (OLTRE 60 ANNI – GIOVANI STUDENTI)​ €​130

Partenza da Merate, Area Cazzaniga ore 18.00 – sosta a Cernusco Lombardone parcheggio Green Power

LE PRENOTAZIONI – FINO AL 15 LUGLIO – SONO RISERVATE AI SOLI SOCI IN REGOLA CON LA QUOTA DI ISCRIZIONE 2015 E DEVONO ESSERE ACCOMPAGNATE DAL VERSAMENTO DELLA QUOTA DI ABBONAMENTO. DOPO TALE DATA, I POSTI DISPONIBILI VERRANNO MESSI A DISPOSIZIONE DEI NON ISCRITTI.

Sede sociale: Via Roma 11  23807 MERATE – telefono e fax 039.990.13.23 
Aperti il martedì e il sabato dalle 10.00 alle 12.00 – giovedì dalle 21.00 alle 22.00
Mail info@prolocomerate.org

LE TRAME E I PERSONAGGI

IL REGISTRO DEI PECCATI – Moni Ovadia accompagna lo spettatore in un viaggio straordinario in un mondo, quello del khassidismo, estirpato dal paesaggio umano e spirituale dalla brutalità dell’odio, ma che continua a parlare grazie alla sua indomita, colorata e pulsante energia.
Il khassidismo è la celebrazione della fragilità umana e della sua bellezza, nella quale si riconosce la maestà del divino, ineffabile e invisibile, ma con il quale si intrattengono relazioni di familiarità e persino di prossimità irriverente, senza trascorrere mai nella blasfemia. Quel divino viene celebrato con la preghiera e con lo studio, ma anche con il canto, la danza, la narrazione e predilige l’umorismo il cui esprìt era sommamente stimato dai grandi maestri del khassidismo che ne apprezzavano il potere anti idolatrico. Incontrare quel mondo anche solo nel riverbero delle sue iridescenze, percepire i profumi della sua anima e ascoltarne la voce è un esperienza indimenticabile.

NIN TI PAGO – Non ti pago è commedia tra le più brillanti del repertorio eduardiano che lo stesso grande drammaturgo napoletano ha definito “una commedia molto comica che secondo me è la più tragica che io abbia mai scritto”. Ferdinando Quagliuolo, gestore di un botteghino di banco lotto a Napoli, gioca con accanimento ma non indovina mai un numero vincente. Al contrario, il suo impiegato e futuro genero Mario Bertolini, interpretando i sogni, colleziona vincite su vincite fino ad arrivare a e “fare quaterna” con i numeri dati in sogno dal defunto padre del suo datore di lavoro. Accecato da una feroce invidia Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma per sé sostenendo che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliolo dove ora risiede il giovane Bertolini.

MOLIERE – In L’improvvisazione di Versailles (L’Impromptu de Versailles), commedia scritta nel 1663, Molière riassume l’esperienza del teatro comico italiano e in particolare della commedia dell’arte, con l’intento di fondare la nuova commedia di carattere e di costume. Il grande commediografo e capocomico francese infatti, riteneva necessario realizzare opere che attraessero il pubblico, non soltanto quello della corte e di Parigi, ma anche la “platea che si lascia coinvolgere”. La riscrittura dell’opera si prefigge di approfondire l’arte comica, fondendo tradizione e attualità con rigore e poesia. Ne nasce una divertente rappresentazione della vita quotidiana dei teatranti, alla ricerca del capolavoro, tra brani tratti dalle commedie più celebri e stralci della biografia straordinariamente affascinante del grande capocomico francese

7 MINUTI – Undici donne – è Ottavia Piccolo a “guidarle” – in balia della paura di perdere il lavoro, sono costrette ad uno sforzo eroico di raziocinio per non cedere alla legge della necessità che la dirigenza della loro fabbrica tenta di usare come strumento di un tacito ricatto, per offuscare la loro dignità e indebolire i diritti acquisiti.
Questo il nucleo quanto mai attuale di 7 minuti , la cui vicenda ispirata ad una storia vera sembra aver esercitato un eguale potere sia su Stefano Massini, sia su Alessandro Gassmann.
“Ci sono storie che ti vengono a cercare. Sembra che facciano davvero di tutto per essere raccontate, per essere scritte. Una di queste ha raggiunto e conquistato me, ed ha a che fare con le operaie tessili di Yssingeaux, nell’Alta Loira – ha detto Stefano Massini. Basato su un episodio realmente accaduto in una fabbrica francese è, in questo passaggio storico, il testo che andavo cercando”, ha aggiunto Alessandro Gassman. “Parliamo di lavoro, di donne, di diritti, raccontiamo le paure per il nostro futuro e per quello dei nostri figli, le rabbie inconsulte che situazioni di precarietà̀ lavorative possono scatenare”.

SANGHENAPULE – Roberto Saviano e Mimmo Borrelli hanno qualcosa in comune. Il luogo di nascita, Napoli; la generazione, sono nati entrambi nel 1979; una maniera differente ma egualmente lucida e appassionata di leggere la ‘napoletanità’. Per entrambi la centralità del lavoro sta nella parola, quella di Saviano come unica possibilità di resistenza; quella di Borrelli, cesellata ‘testorianamente’ in una costante contaminazione tra letterario e popolare. Entrambi hanno raccontato l’inferno della criminalità, Saviano attraverso la cronaca, Borrelli quasi in forma di tragedia classica. Le loro parole si intrecciano, in questa nuova produzione del Piccolo Teatro, per tornare a raccontare la ‘napoletanità’, frammenti della storia della città, intrecciati su una trama, tra il serio e il grottesco, attraverso il suo simbolo per eccellenza, il suo santo protettore, San Gennaro, e la ritualità che lo accompagna. “Immaginando uno spettacolo su San Gennaro – dice Saviano – pensiamo a un racconto di Napoli attraverso i secoli.

L’OPERA DA TRE SOLDI – Bertolt Brecht e Kurt Weill la crearono nel 1928 e in quello stesso anno la misero in scena a Berlino. Il primo ad allestirla in Italia, nel 1956, fu Giorgio Strehler, presente lo stesso Brecht che sarebbe morto sei mesi dopo. Solo nella prossima stagione, oltre alla nostra, ne saranno prodotte edizioni a Vienna, in Germania, in Francia, a Salisburgo… Come dire, i termini di paragone con cui confrontarsi, per un regista, sono numerosissimi, ma soprattutto in continuo divenire, poiché inesauribili sono i tentativi di approccio a quest’unicum della storia del teatro occidentale».
La storia dei Peachum, di Jenny delle Spelonche, di Macheath detto Mackie Messer e di tutta la varia umanità protagonista dell’Opera da tre soldi è tratta dalla Beggar’s Opera, L’opera del mendicante che l’inglese John Gay scrisse nel 1728. Fu Elisabeth Hauptmann, storica collaboratrice di Brecht, a tradurla dall’inglese al tedesco e a suggerirne allo scrittore la riscrittura in chiave contemporanea.