2013 ABBONAMENTO TEATRO

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ABBONAMENTO ALLA STAGIONE 2012-2013 DEL TEATRO “PICCOLO TEATRO di MILANO”

1 SABATO – 10 NOVEMBRE 2012 – TEATRO STREHLER

TUTTO PER BENE – di Luigi Pirandello

Regia di Gabriele Lavia

con Gabriele Lavia, Roberto Bisacco, Daniela Poggi e la danzatrice Alessandra Cristiani

2 SABATO – 1 DICEMBRE 2012 – TEATRO STREHLER

con Luca De Filippo, Massimo De Matteo, Carolina RosiLA GRANDE MAGIA – di Eduardo De Filippo

3 SABATO – 19 GENNAIO 2013 – TEATRO GRASSI

OPEN DAY – di Walter Fontana – Regia di Ruggero Cara

con Angela Finocchiaro e Michele di Mauro

4 SABATO – 9 FEBBRAIO 2013 – TEATRO STREHLER

IL PANICO – di Rafael Spregelburd – regia di Luca Ronconi

con Riccardo Bini, Elena Ghiaurov, Fabrizio Falco, Maria Paiato, Iaia Forte

5 SABATO – 23 MARZO – TEATRO STREHLER

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO – di Tennessee Williams

Regia di Antonio Latella
con Laura Marinoni e Vinicio Marchioni

6 SABATO – 20 APRILE – TEATRO GRASSI

LE VOCI DI DENTRO di Eduardo de Filippo

Regia di Toni Servillo
con Toni Servillo e Peppe Servillo

QUOTA ABBONAMENTO (compreso viaggio)

INTERO € 150

RIDOTTO (OLTRE 60 ANNI – GIOVANI STUDENTI) € 130

Partenza da Merate, Area Cazzaniga ORE 18.00 con successiva sosta a Cernusco Lombardone parcheggio Green Power

LE PRENOTAZIONI DOVRANNO ESSERE ACCOMPAGNATE DAL VERSAMENTO DELLA QUOTA DI ABBONAMENTO E SARANNO CHIUSE AD ESAURIMENTO DEI POSTI DISPONIBILI E – COMUNQUE – NON OLTRE IL 10 SETTEMBRE 2012.

TUTTO PER BENE : “Chi ha capito il giuoco non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è”. Lucido, ironico, tragico, Pirandello riassume così la vicenda di Martino Lori, marito devoto di una donna che adorava e da cui era stato, senza saperlo, tradito (con il suo datore di lavoro), e padre affezionato di una figlia che invece lo disprezza. Le convenzioni, le maschere, gli opportunismi, l’ipocrisia, l’ossessione borghese di essere “per bene”, l’immagine di noi stessi che gli altri ci rimandano, parenti inclusi, e che mai corrisponde alla nostra reale essenza: tutti i temi della drammaturgia pirandelliana sono al centro di questa, umanissima, commedia. Durata: 2 ore e 15 minuti con intervallo

LA GRANDE MAGIA: Con La grande magia, Luca De Filippo aggiunge un nuovo tassello all’itinerario che lo sta portando, nelle ultime stagioni, ad incontrare le commedie scritte dal drammaturgo napoletano nel periodo 1945-48.
Tra le meno rappresentate, messa in scena in passato solo in due occasioni, da Eduardo stesso e da Strehler al Piccolo, la Magia, spiega il regista, “ci consegna l’immagine di un’Italia immobile, un Paese che si lascia scivolare in un insensato autoinganno. […] È palesemente dichiarato anche il gioco del metateatro, un espediente drammaturgico che è giusto ricordare al pubblico ma che mai sovrasta la finalità principale della commedia: raccontarci una storia, appassionarci a una vicenda umana, filtrata dalla lente di una straordinaria poesia”.

OPEN DAY: Due genitori separati si sono dati appuntamento per iscrivere la figlia quattordicenne al primo anno delle superiori, in una scuola privata, dove la ragazza, un po’ incerta nello studio, sarà seguita con criteri moderni e senza troppa severità. Ai due viene richiesta un’intervista, di fronte a una webcam, per presentarsi. In una raffica di battute e situazioni esilaranti, con ritmo, ironia, intelligenza e umanità, emerge la storia di una coppia e di un matrimonio, tra tradimenti, incomprensioni, rimpianti, nostalgie, problemi economici, famiglie più o meno allargate. E non si capisce chi sia più confuso, se gli adolescenti o i loro genitori.

IL PANICO: “Lo sguardo di Spregelburd sul presente – spiega Ronconi – in questa commedia è ludico e divertito. Il panico, per l’autore, non è tanto un peccato nel senso medievale del termine, quanto una colpa del presente. È lo stato d’animo che si genera tra persone affannate a rincorrere una vita in cui tutti svolgono due, tre lavori contemporaneamente, si arrabattano come possono e inseguono come pazzi, è il caso dei protagonisti, le chiavi smarrite di una cassetta di sicurezza. In questa situazione, anche la morte appare ridicola, in una generale confusione impanicata”. In un mondo complesso, in cui a ciascuno di noi pare di vivere un’esistenza su più piani spaziali e temporali, tra economie impazzite e conflitti fra nazioni, decodificare la realtà è impossibile e inutile. La storia di una strana famiglia alle prese con un’eredità chiusa in una cassetta di sicurezza di cui è stata smarrita la chiave, le vicende di un’agente immobiliare che non riesce ad affittare un appartamento infestato dagli spiriti e un ensemble di ballerine che sta provando un nuovo spettacolo diventano una, mille, centomila chiavi che aprono altrettante porte dalle quali spiare l’indecifrabile commedia umana. Chi è morto non sa di esserlo, chi è vivo, naturalmente, non “vede” i morti, una forma di panico ridicolo attanaglia chiunque. Tutto, anche ciò che di più tragico c’è, è sempre letto attraverso il filtro dell’ironia e della dissacrazione, ricorrendo alle lenti deformanti del cinema horror, della letteratura, delle telenovelas, della pubblicità, in un contesto in cui l’ideologia e la politica sono state sostituite dalla fiction.

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO: Del testo ‘culto’ di Tennessee Williams, ormai identificato con la rude giovinezza di Marlon Brando, Antonio Latella offre una lettura nuova, concentrandosi sulla scena finale in cui Blanche rivive l’intera vicenda a ritroso come in una seduta di analisi. “Gli spettatori”, spiega Latella, “vedranno l’intero dramma accadere nella testa di Blanche. Credo che da questa prospettiva il testo possa assumere una dimensione contemporanea: la sua mente diventa il luogo dell’azione, lo spazio scenico. Latella si confronta con ironia con l’interpretazione storica di Brando: fa indossare al suo Stanley magliette con il volto del divo hollywoodiano, circonda la fragile Blanche di musiche rock, con uno sguardo più simile a Lars Von Trier che non a Tennessee Williams.

LE VOCI DI DENTRO: Dopo la lunga tournée internazionale della Trilogia della villeggiatura di Goldoni, Toni Servillo torna al lavoro sulla drammaturgia napoletana. “Eduardo De Filippo – spiega Servillo – è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare, dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. Le voci di dentro è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria ‘atomizzazione della coscienza sporca’, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilità di far nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale.”
Una folta compagnia di attori napoletani di diverse generazioni affiancherà in scena Toni Servillo, a partire dal fratello Peppe, nel ruolo di Carlo Saporito, fratello anche nella commedia.